Ci risiamo col contratto truffa

contrattoconitalianiQuando Berlusconi cadde per volere europeo e il vuoto di potere fu colmato non da elezioni, ma da manovre di palazzo e da Monti, scrissi che si stava cadendo dalla padella nella brace augurandomi tuttavia di avere torto marcio. Purtroppo in quattro anni non c’è stato un singolo giorno in cui quella sensazione sia stata smentita. E infatti non solo il berlusconismo, le sue prassi e il suo linguaggio sono rimasti nel vocabolario del discorso pubblico, ma ora vengono gravati e aggravati da nauseanti e continue estorsioni politiche.

Non bastava il ricatto sulla buona scuola in cui il destino di molti precari è stato messo in gioco senza ragione alcuna, ma soltanto al fine di spuntarla in Parlamento, ora vengono rispolverati come se nulla fosse tutti i  momenti topici della sceneggiata berlusconiana, dall’abolizione della tasse sulla prima casa al contratto con gli italiani: tornano in corso tutte le insulse perline colorate con cui il cavaliere aveva comprato gli italiani. Ma questa volta la promessa del tutto incompatibile con il quadro finanziario e con le sue obbligazioni, le promesse fasulle sono utilizzate per estorcere un consenso sulle cosiddette riforme, ossia sullo sfascio dello stato sociale, sulla svendita del Paese, sulle privatizzazioni. Qualcosa che costerà ai cittadini molto di più dell’alleggerimento fiscale sventolato davanti ai loro occhi, anche se per pura ipotesi esso fosse davvero realizzato.

Renzi è davvero un personaggio inqualificabile: con questi suoi squittii da twitter, conferma che l’acquisizione di Verdini, suo cappuccio di riferimento, simboleggia la completa identificazione sua e del partito della nazione con il berlusconismo aggravandolo con i metodi ricattatori, con la strafottenza rispetto alla realtà, con la completa acquiescenza ai diktat europei e una sovrabbondanza di chiacchiere. Rimane da chiedersi perché questa uscita proprio ora, in piena estate e senza un obiettivo immediato a portata di mano. Qualcuno ritiene che Renzi pensi ad elezioni anticipate e dunque vista la sconfitta del Pd alle ultime amministrative, si sia deciso a fare incetta di voti a destra usando le stesse tecniche e il medesimo dizionario propagandistico del proprio maestro. Altri ritengono che si tratti solo di una maniera per risalire nei sondaggi ormai avari nei confronti del guappo di Rignano che si trova a dover fare i conti con una ripresa inesistente, anche se ancora spacciata come un medicinale scaduto, con il disastro dell’Expo, con l’esplodere di vicende come quella di Mafia captale o di Crocetta rivelatosi politicante di infimo livello. Insomma non sarebbe altro che un annaspare nel nulla trovando appigli nelle cialtronerie del maestro. Aggiungerei che dopo la vicenda greca il governatore Renzi ha bisogno di scrollarsi di dosso la patina di essere un passivo esecutore di Bruxelles e un  sostenitore a tutto tondo dell’austerità.

Ma questo non vuol dire che rispolverare vecchi trucchi (Berlusconi ha vinto tre elezioni promettendo l’abbassamento delle tasse, senza mai farlo se non per i ricchi) non possa avere il suo impatto su un Paese rimasto berlusconiano e disposto a plaudire all’abolizione di una tassa pur sapendo che gliene arriveranno due più gravose: i cani Pavlov sbavano per l’osso anche se vengono bastonati, come dimostra la vicenda degli 80 euro. Inoltre mentre il significato e le conseguenze delle riforme vengono discusse solo da ambienti ristretti il tema del fisco interessa tutti e dunque l’infame ricatto tra un presunto alleggerimento fiscale e le famigerate riforme potrebbe passare inosservato o addirittura trovare consenso. La sinistra in formazione e le opposizioni pensanti in genere dovrebbero replicare proponendo finalmente una riforma fiscale coerente in grado di liberare risorse attraverso una effettiva redistribuzione del reddito, insomma non con le chiacchiere e no di rimbalzo, ma con un progetto politico. Che purtroppo però rimane di la da venire e pare avere la stessa consistenza ectoplasmatica delle chiacchiere del cazzaro di Rignano.

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