Caso Savoini: la russofobia è una brutta bestia

 

Il Russiagate è scoppiato come una bolla di sapone tra le mani di chi l’aveva costruito ad arte per indebolire l’avversario, ma la sua fine pare non aver insegnato nulla né ai “democratici” di tutto il mondo né ai giornalisti mainstream da loro ammaestrati. Lo scandalo apparecchiato su Savoini e D’Amico, usati come veicoli di un presunto finanziamento russo alla Lega, sembra proprio l’esatta replica delle forche caudine attraverso cui hanno fatto passare Donald Trump.

Le assonanze sono tante, troppe perché non si senta distintamente la puzza di bruciato. Negli USA c’era chi, non avendo digerito l’inaspettata vittoria del magnate newyorkese, voleva affossarlo o almeno…
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